26 luglio 2020. Siracusa – Marzamemi

8 Agosto 2020 0 Di wp_1499909

Km 78

Viaggiare é istruttivo, si imparano sempre cose nuove, a volte insospettate, a volte che si dovrebbero conoscere, ma ci sono sfuggite. Come, ad esempio, il concetto di “libero consorzio comunale”, una cosa tutta siciliana riguardante sei delle ex province (Palermo, Messina e Catania sono invece diventate città metropolitane). Siracusa è uno di questi e scopro che l’hotel Pegaso, dove mi trovo, come pure la Decathlon, sono a Melilli che è un comune a sé stante anche se, praticamente, è considerato una sorta di periferia della città. Lo stesso vale per Ortigia, il cuore storico di Siracusa. Ma allora il comune di Siracusa qual è?  🤔
Vabbè procediamo.
La giornata inizia in salita, lieve, ma costante, che mi porta in piazza Nicola Calipari dove, oltre al monumento a ricordo dello sfortunato agente segreto, c’è un grande pi greco dedicato ad Archimede. A Ortigia non ci vado, l’ho già stravisitata lo scorso dicembre insieme a Gioacchino nei tre giorni in cui sono stata sua ospite; a piedi, che è meglio, mi ricordo tante di quelle scale! E di Ortigia porto con me un ricordo: il mio nome ricamato su un cartoncino da una artigiana che vendeva oggetti personalizzati con questi ricami, collocato sopra la borsa da manubrio… e continuo a rimanere inizialmente sorpresa quando qualcuno che non conosco si rivolge a me chiamandomi Antonella!
Vado invece a farmi un giro per il centro di Avola, il cui nome è  legato a quello del suo famoso vino, il nero d’Avola. Ma prima passo per le saline, appena fuori Siracusa e mi fermo a mangiare in un emporio-bar lungo la strada dove un gatto che dorme in una cassetta di frutta diventa il soggetto più fotografato da chi passi di lì.
È  domenica e la strada dei lidi è intasata di auto bloccate in coda… clacson che suonano, spiagge affollate e mare pure. Nonostante il caldo, non ho la minima tentazione di rinfrescarmi con un bagno: via dalla pazza folla!
Ancora una volta cerco di evadere dalla statale imboccando una stradina sterrata suggeritami da miss Google che però finisce nel nulla costringendomi a riprenderla ripercorrendo un, per fortuna breve, tratto dejà vu..
E, quando, in località Marzamemi, noto l’indicazione di un campeggio, mi ci fiondo. Come sempre di tende ce ne sono poche; ne addocchio un gruppetto con le bici fuori e, sperando che siano altri cicloviaggiatori, piazzo la mia lì vicino. Scoprirò poi che le bici e le tende sono di quattro cugini, quattro ragazzini in vacanza con i nonni, loro invece in roulotte. Familiarizziamo in fretta, sono gentilissimi e premurosi nei miei confronti, mi offrono bevande fresche e frutta e mi dicono di non preoccuparmi per la cena: loro hanno già cenato, ma possono prepararmi qualcosa. Non voglio disturbare, ma accetto volentieri di stare in loro compagnia.
Sono momentaneamente presenti anche i genitori di due dei ragazzi e la mamma, Fanny, sogna di fare il cammino di Santiago: l’ha chiesto come regalo al marito per il quindicesimo anniversario di matrimonio. Le lascio tutti i miei riferimenti e spero di poter ricambiare le loro premure nella mia casa azul y amarilla.
Quando, dopo bagno a mare e doccia, torno alla tenda, sono già partiti, ma la nonna, madre di Fanny, mi ha preparato una cenetta fredda a base di prosciutto, pomodori, formaggio e frutta. Gracias Lupe! Sì perché la signora è spagnola, ma è vissuta per molti anni in Venezuela, dove la sua famiglia è riparata per sfuggire al regime franchista. In realtà si chiama Dolores, ma l’hanno sempre chiamata Lupe. Passo la serata a parlare con lei e suo marito, poi arrivano anche i ragazzini, quasi tutti studenti liceali. Mi sento in famiglia.