Pantelleria
26-27-28 agosto.
Il 26 agosto si rivelerà una luuuunga giornata, vissuta fin dai primi minuti, anzi senza soluzione di continuità con il 25 visto che la nave per Pantelleria parte da Trapani alle 23.15, per giunta non dal solito porto nel centro della città, ma da un altro distante quattro chilometri e questo, mi dicono, non da molto tempo. Infatti non lo sapevo e menomale che mi sono presentata con largo anticipo all’imbarco ed ho potuto arrivarci in tempo. Comunque intorno alle sei e mezza del 27 agosto sono già a Pantelleria, con davanti l’intera giornata per iniziare a conoscerla. Cominciamo col trovare una sistemazione. A Pantelleria non ci sono campeggi quindi o bivacco da qualche parte per la notte o mi cerco un albergo, b&b o che dir si voglia. Sul porto di Pantelleria ci sono due alberghi alla mia portata; nel primo, il più economico, la camera ce l’hanno solo da domani, quindi mi dirigo all’altro, più caro, ma che la camera ce l’ha anche per stasera. Riesco a contrattare un po’ il prezzo con Alessandra, la simpatica receptionista, lascio qua tutto il mio pesante bagaglio che porterò in camera al ritorno perché adesso non è ancora disponibile e sono pronta per l’esplorazione dell’isola partendo “leggera leggera” con solo Laila nel suo carrellino e abbigliata da ciclista già prima di sbarcare. Inizio a pedalare tenendomi il mare a sinistra, diretta dapprima ad una delle attrazioni naturali di Pantelleria, l’occhio di Venere, un laghetto vulcanico dalle tiepide acque sulfuree e i fanghi del fondo che, dicono, hanno proprietà terapeutiche. Il laghetto è un po’ nell’interno e richiede una deviazione con salite che di per sé non sono impervie, ma per me si rivelano quantomeno lunghe (anche perché continuavo a sbagliare strada per ritornare sulla costa ed ogni errore comportava salite e discese). Insomma, visitare e godermi il laghetto ha richiesto l’intera mattinata, parte del pomeriggio e due soste, una per mangiare e l’altra per riformirmi di acqua e, per fortuna, anche di ghiaccio. Non va dimenticato che le temperature sono ancora molto alte da queste parti e a pedalare in salita sotto il sole si beve, si beve! Per farla breve, il giro dell’isola che è di circa 46 chilometri, ma che con tutti i miei errori supera i cinquanta, alle due e qualcosa del pomeriggio, è ancora quasi tutto da fare e sono già le quattro passate. Basta soste balneari, adesso si pedala!
Si pedala sì, ma oltre quaranta chilometri, con tanta salita, richiedono tempo e fatica ed arrivo, distrutta, in albergo che sono già le nove e mezza passate, dopo una pedalata da paura da Scauri a Pantelleria, dieci chilometri circa, con la sola illuminazione del fanalino della bici che grazie al cielo era carico. La doccia è d’obbligo, inoltre ci sono tutte le mie cose da portare in camera… per fortuna Andrea, il barbuto marito di Alessandra, mi dà una mano e mi rassicura sul fatto che anche a quest’ora troverò ristoranti aperti. Dopo la cena riesco letteralmente a trascinarmi fino all’hotel, con sosta tattica su una panchina sul lungomare dove chiudo gli occhi e qualche minuto: sono letteralmente a pezzi!





















27 agosto
Contrariamente ai miei “principi” decido di farmi il giro dell’isola in barca. Già ieri mattina mi ero informata su orari e costi e avevo pure lasciato il mio nome, senza impegno però. Così che, dopo la massacrante giornata di ieri, stamattina mi imbarco sul battello di Franco: oggi relax totale, mi dico, mi devo ripigliare. L’escursione prevede il giro completo dell’isola con pranzo a bordo e tre soste bagno. Simpatico Franco, molto preparato sull’isola e le sue particolarità, ma anche bravo nell’intrattenimento, dalla diffusione di buona musica durante la navigazione a performances a volte un po’ pecorecce come il balletto in costume rosso con bananona sul davanti che mi sono rifiutata di fotografare 🤣. Da allora è passato un po’ di tempo, sto raccogliendo i ricordi di queste giornate calde che già ci avviamo alla fine di settembre in una fredda e piovosa giornata luganese; quando avevo pubblicato su Facebook le foto di questa giornata ho trovato il commento dell’amica Lia Sabbadini che aveva preso la stessa barca l’anno precedente! 😃
Da ricordare: dopo un primo bagno in cui Laila non ha avuto il coraggio di scendere in acqua, al secondo ce l’ho cacciata io. Lei si è affrettata a guadagnare la riva a nuoto, ma poi farla ritornare a bordo è stata tutta un’avventura: ho dovuto tornare a prendere il suo guinzaglio in barca, farmelo passare nel reggiseno del costume per avere le mani libere e trascinarmela dietro con lei che nuotava verso la riva. Per fortuna una ragazza mi ha aiutato 😃



























Tornata in albergo trovo Andrea alla reception, piuttosto “disoccupato” perché stamattina il battello da Trapani non è arrivato; non dovrebbero esserci problemi per quello di domani sera per tornarci a Trapani comunque. In ogni caso nessuno chiederà quindi di occupare la mia camera così che potrò tenerla anche domani senza pagare un giorno in più visto che la notte la trascorrerò in traghetto. Ci facciamo una bella chiacchierata, lui e sua moglie sono nati qui, mi parla dei problemi dell’isola e nel contempo mi dà preziosi consigli sull’itinerario migliore per domani (vorrei andare a Gadir dove ci sono acque termali proprio in riva al mare), su dove comprare lo zibibbo che mi ha chiesto Ignazio (tornare da Pantelleria senza il suo vino è un vero delitto, mi ha detto) spiegandomi la differenza con il passito che invece è un liquore: viaggiando ci si fa una cultura su tutto! 😃 Cena in un ristorantino e giro serale per le vie e viuzze di Pantelleria con la sorpresa di un concerto in piazza incentrato sul repertorio di Mina e altri cantanti italiani il cui pezzo forte, secondo me, è stato l’ultimo bis in cui la cantante ha cantato “Parole” di Mina duettando con un doppiatore che cantava la parte che fu di Alberto Lupo con la voce di Topo Gigio: fantastico, ma non chiedetemi i nomi, non me li ricordo.

28 agosto
Mi dirigo verso Gadir sullo stesso percorso dell’altro giorno: mare a sinistra. Spira un forte vento che per una volta mi favorisce perché all’andata, quasi tutta discesa, anche forte, mi frena e al ritorno. quando la forte discesa si trasforma in una ripida salita, mi dà una mano… alla faccia del signor Murphy! A Gadir faccio la conoscenza con alcune ragazze che fanno parte di un gruppo che si dedica all’apnea: si “innamorano” di Laila e fanno a gara a coccolarla e a procurarle da bere, darle da mangiare… Anche a me offrono una porzione di riso con verdure e frutti di mare destinato ad una di loro che non l’ha voluto. Mi mettono in guardia circa la vasca di acqua termale a 80° 😮, è quella recintata, menomale che me l’hanno detto! Le altre due hanno temperature più umane, ma è meglio godersi l’acqua termale sugli scogli dietro i quali sgorga, stemperata da quella del mare. Tornata in albergo finisco di raccogliere le mie cose, mi concedo un’ultima doccia e una cenetta prima dell’imbarco: si ritorna a Trapani per poi pedalare fino a Triscina, riprendere la macchina, imbacarsi, stavolta da Palermo, alla volta di Civitavecchia per poi guidare fino a Lugano dove mi aspetta Ignazio: non vedo l’ora, mi manca troppo! ❤ Pietoso velo sul viaggio, non mi hanno permesso di legare l’amaca sul ponte così che ho passato la mia peggiore notte su un traghetto, almeno per quest’estate, “dormendo”, si fa per dire, avvolta nel sacco a pelo (che per fortuna mi ero portata a bordo) su una panca del ponte e usando l’amaca come cuscino. Ma all’alba sono a Trapani con tutta la giornata davanti per ricoprire il centinaio di chilometri che mi separano da Triscina e dalla mia auto 😀