Le Egadi
Mercoledì 20 agosto. Triscina – Marsala (saline Genna). 50 km circa.
Si torna a Trapani!
Parto sul tardino, quasi alle 11 del mattino. Mi dirigo verso Tre Fontane ed il contachilometri della bici conferma i miei calcoli: la passeggiata mattutina sulla spiaggia, quando arriviamo al paese, sono circa 12 chilometri tra andata e ritorno e, a seguire, Torretta Granitola, Mazara del Vallo e infine Marsala. Ci sono due campeggi vicino al mare, ma a 15 e 10 chilometri dal centro di Marsala, già visitato durante il lungo cicloviaggio del 2019. Scelgo quindi di proseguire verso le saline che quella volta non avevo visitato… e ne vale la pena.
Per prima cosa però , voglio verificare di non potermi imbarcare a Marsala per le Egadi, risparmiandomi una quarantina di chilometri dejà vu. La signora addetta alla biglietteria (da Marsala non partono traghetti, solo aliscafi) dopo avermi confermato che le biciclette ammesse sono solo quelle pieghevoli, e piegate
, su mia richiesta, mi suggerisce un b&b proprio davanti alle saline. Ci vado, non hanno posto. Però, dico io, avete un bel giardino, io ho la tenda, a me basta un posto “sicuro” in cui montarla … e se ci fosse la possibilità, farmi una doccia, pagando, s’intende. Sono gentilissimi: il signor Giuseppe mi attacca un soffione per la doccia nel bagno del ristorante e la signora Pina mi consegna due morbidi asciugamani di spugna, shampoo e saponetta. E domattina scoprirò che tanta gentilezza era del tutto gratuita, per posto tenda e doccia non mi hanno chiesto un centesimo! Esiste ancora brava gente a questo mondo ed è quasi incredibile imbattercisi, soprattutto nel ramo turistico-commerciale. Mi viene spontaneo il paragone con quella sanguisuga di Margherita di Savoia che, per un trattamento molto, ma molto, peggiore mi aveva estorto 20 euro, poco meno di quanto mi sono costate qui cena e colazione! Dopo cena giretto con Laila alle saline, particolarmente suggestive di sera, con l’illuminazione fatta di piccole luci.


















Giovedì 21 agosto. Marsala – Trapani – Levanzo. 45 km circa
E alle Egadi ci siamo!
Lascio il b&b “L’oasi delle saline” e mi dirigo verso Trapani. Il signor Giuseppe mi sconsiglia la ciclabile dello Stagnone che, secondo lui, mi farebbe solo allungare di qualche chilometro. Ricordandomi di ieri, della ciclabile in buona parte in costruzione con parecchi cani liberi, decido di dargli retta. Ma mi rendo conto che non devo prendere quella di ieri e alcune indicazioni poste proprio su un bivio cruciale mi convincono a prenderla la ciclabile. Se avessi proseguito in direzione Trapani avrei pedalato su una strada trafficata e moolto meno bella. Mi sono fatta tutte le saline su una bella ciclabile, una meraviglia!
Dopo l’aeroporto però si deve proseguire sulla strada. Il mio contachilometri sfiorava i 43° sotto un sole implacabile e su strada asfaltata. Prima di salire sul cavalcata della ferrovia noto una pinetina all’ombra, una sosta ristoratrice per me e per Laila. Riaffrontando il sole in breve tempo sono a Trapani. Al terminal della Siremar chiedo lumi su come sia meglio visitare le Egadi dal punto di vista dei biglietti. Scopro che, se acquistassi un biglietto per Favignana e facessi uno scalo di qualche ora a Levanzo, dovrei comunque acquistare separatamente i due biglietti. Il perché è presto spiegato: per ogni tratta c’è una tassa, chiamata diritti di qualchecosa di 5 euro da pagare. Capito mi hai? ![]()
Alle sei sono a Levanzo. Me la giro un po’… borgo, faraglione, sosta bar. Un signore mi dice che a Cala Fredda c’è una pinetina dove qualcuno si accampa. Vado a controllare: la pinetina è in cima ad un’erta salita. Anche no. A Cala Fredda mi faccio comunque un bagno rigenerante in mare e ne avevo proprio bisogno! Mi asciugo con la salvietta della Decathlon e non mi rimane neanche il sale addosso. Rinfrescata, decido di tornare al borgo, di prendere qualcosa al bar per potermici attardare e poi andare a montare la tenda davanti al cimitero, posto che ho già adocchiato e che mi sembra adatto, quando mi sento chiamare: prof, prof Grioni! Non ci posso credere: è una mia ex alunna, Maria Vittoria Zumbo, che si sta girando la Sicilia in barca con la famiglia. E anche lei aveva avuto Mimmo Alesi come insegnante, pensa un po’! Quasi quasi si potrebbe organizzare la classica pizzata/rimpatriata di classe qui in Sicilia! ![]()
Lasciato il bar, scendo al porticciolo sempre alla ricerca di un eventuale altro buon posto per la notte. Si avvicina una ragazza che fa degli apprezzamenti sulla mia bicicletta. Si finisce per chiacchierare a lungo… Anna viene qui in vacanza da quando era bambina e adesso è con suo figlio Enea, un pescatore in erba di nove anni. Anche lei mi conferma che vicino al cimitero è un buon posto per passare la notte e, siccome si è fatto tardi, ci salutiamo. Avevo già picchettato il fondo della tenda quando mi sento chiamare. È Anna che mi offre di dormire a casa sua dopo che Enea ha detto sì
Un’altra bella cosa che ti portano i viaggi e da cui sicuramente nascerà un’altra amicizia perché le belle persone le riconosci a prima vista. Ha proprio ragione il mio amico Andrea: a casa non succede MAI niente!


























Da venerdì 22 a lunedì 25 agosto
Favignana
Quattro giorni a Favignana, anzi tre perché uno l’ho dedicato ad un assaggio di Marettimo dove mi riprometto di ritornare con più tempo in futuro, sono bastati a viverla e conoscerla. Ci sono arrivata verso il tramonto di venerdì 22 con l’unico traghetto che ferma a Levanzo ogni giorno alle 18.30 e che è anche l’unico che posso prendere per via della bici. Levanzo e Favignana sono vicinissime, la traversata dura solo poco più di un quarto d’ora, per cui arrivo al camping Egad che c’è ancora luce, giusto il tempo di montare tenda ed amaca. Poi doccia calda e cena a base di un ottimo cous cous al ristorante del campeggio. Devo ricordarmi di fare un’ottima recensione a questo campeggio: ho avuto una bella piazzola con sole ed ombra, alberi alla giusta distanza per legarci l’amaca, bagni vicini, uno con stupende docce fredde che nelle ore di sole erano un vero piacere, inoltre tutte le mattine mi rifornivano anche di abbondante ghiaccio per la camel. Cosa chiedere di più a un campeggio? ![]()
Dedico la mattina del sabato 23 dedicato alla scoperta delle prime bellezze naturalistiche di Favignana: Cala Rossa e Bue Marino, le più vicine al mio campeggio. A Cala Rossa era impossibile fare il bagno per via del mare troppo mosso, così ho parcheggiato la bici ed ho proseguito a piedi sulla scogliera e poi su una stradina sterrata fino a raggiungere Bue Marino, dall’altro nome con cui è conosciuta la foca monaca di cui si dice esistano qui degli esemplari. Molto particolare Bue Marino: spiaggetta e scogli da cui entrare in mare a fare un bagno, sovrastati da profonde grotte in cui molti bagnanti trovano un po’ d’ombra in queste giornate torride. Qui il bagno, con un po’ di difficoltà entrando dagli scogli, si poteva fare e infatti l’ho fatto ed è stata una mano santa… peccato per Laila che invece non ha avuto il coraggio di entrare in acqua. Tornando verso la bici ripasso per una specie di chiosco credo costruito alla buona sul tipo del capanno del mio amico Charly, con tanto di bandiera dei pirati, in cui si poteva mangiare un ottimo ed abbondante pane cunzato seduti all’ombra.
Pomeriggio dedicato a Favignana paese, stavolta a piedi. Sul porto spicca un bel palazzo signorile, vuoi vedere che è quello dei Florio? Ci faccio un giro intorno, trovo l’entrata; nel giardino c’è una mostra di quadri etnici, dopo averle dato un’occhiata entro nel palazzo ormai trasformato in museo come del resto la tonnara e lo stabilimento. Compro il biglietto cumulativo e per visitare tutto torno al campeggio che è buio pesto, senza neanche la luce del fanalino della bici, ma ne è valsa la pena. Solo qualche mese fa sulla RAI avevo visto la fiction I leoni di Sicilia, proprio sui Florio e in particolare su Vincenzo Florio, praticamente il capostipite di una “dinastia” di imprenditori innovativi e illuminati, una figura a cui la Sicilia ha dedicato molti riconoscimenti, dalla statua in una piazza che dà sul porto turistico a Palermo, all’aeroporto Birgi di Trapani a lui intitolato oltre a qualche via nei vari paesi e città… questo per citare ciò che ho visto io. Qui a Favignana molti anziani avevano lavorato nella tonnara Florio, mi hanno parlato del via vai che c’era ogni giorno oltre al fatto che questo stabilimento dava lavoro a molte persone, e non solo siciliani. Nella tonnara c’erano alloggi dedicati alle maestranze, molte delle quali venivano da lontano… e indovinate da dove? Dal nord Italia! L’ala della tonnara che li ospitava era stata battezzata Torino in omaggio alla città dalla quale proveniva la maggior parte di loro. Capito? Prima che i cosiddetti terroni “invadessero” Torino per lavorare alla FIAT molti torinesi erano emigrati in Sicilia per lavorare per i Florio. E poi avevano dato impulso anche ad attività culturali e sportive: protagonisti della Belle Epoque siciliana, a loro si deve la Targa Florio, la famosa corsa automobilistica. Tutto finì, come spiega anche un documentario dell’Istituto Luce proiettato nel palazzo, a causa della politica che promulgò leggi che determinarono la rovina dei Florio che però non sono mai falliti, hanno pagato tutto fino all’ultimo centesimo, ma sono stati costretti a chiudere e vendere tutto. Cose queste che fanno pensare.






































La domenica 24 la dedico a Marettimo.
L’isola avrebbe meritato una maggiore, molto maggiore, attenzione. Le ho potuto fare solo una visita mordi e fuggi avendo lasciato la bicicletta e tutte le mie cose in campeggio per poter prendere gli aliscafi e non dover essere costretta a dormire fuori. E poi non mi sono ancora girata per benino Favignana in bicicletta e Favignana è un piccolo regno della bici; come i turisti sbarcano vengono immediatamente circondati dagli affittabici dell’isola e almeno questo mi è stato risparmiato essendo io sbarcata direttamente in bici completa di cane e carrello 😃 Insomma… arrivo al porto in tempo per l’aliscafo delle dieci meno cinque, faccio il biglietto e mi presento all’imbarco, ma Laila non ha la museruola, non può salire, niente da fare, sono inflessibili. Inoltre nel fare il biglietto ho dimenticato di dire che avevo un cane. Soluzione: prendere l’aliscafo successivo, alle 11.30
e, nel frattempo, andare a comprare la museruola. Per aggiungere Laila mi sparano oltre 20 euro quando il mio biglietto tendeva a 10 da sinistra (linguaggio matematico
). Trovo la cosa immorale e, siccome alla stessa ora parte un traghetto, decido per questo. Mai scelta fu più felice: tutti gli altri passeggeri scendono a Levanzo, rimaniamo solo noi con tutta la nave a nostra disposizione. Al ritorno, invece, mi tocca il catamarano veloce: un freddo cane, chiusi dentro con i vetri che impedivano di gustare il tramonto che si intravvedeva bellissimo. Menomale che ho sempre con me un giacchino impermeabile che si raccoglie in una tasca il quale mi ha salvato dalla polmonite e ho visto molti dei passeggeri difendersi dal freddo avvolgendosi negli asciugamani.
Vabbè, questo il viaggio, passiamo alla giornata a Marettimo.
Una volta sbarcate ci incamminiamo lungo l’unica strada e dopo una scarpinata sotto il sole ci ristoriamo con un bagno in una caletta fra le rocce sotto il cimitero, poi, seguendo il consiglio di Andrea, mi dirigo verso punta Troia, un grosso scoglio con in cima un castello che, come informa un volantino plastificato, ha già chiuso alle tre. Il sentiero, che si inerpica con alcuni tornanti e molti saliscendi sul fianco della montagna, è consigliato ai camminatori esperti… forse che noi non lo siamo?
Faccio un calcolo prudenziale dei tempi onde evitare di perdere l’ultimo aliscafo della giornata per cui, quando arrivo in vista della punta e verifico che esiste un sentiero che permette di raggiungerla (da lontano mi sembrava un grosso faraglione) scatto una foto e torno indietro. Sono stata anche troppo prudente, ma almeno mi resta il tempo per uno spuntino/cena nel bar del porto, come al solito a prezzi di rapina.



















Lunedì 25 agosto
Ultimo giorno, dedicato a girarmi Favignana in bici, con qualche sosta per un bagno rigenerante nelle varie cale. Ho viaggiato “leggera” (solo Laila nel suo carrellino più il bauletto da portapacchi che pesa più dei borsoni) grazie all’esistenza di un deposito bagagli al camping Egad dal quale, al ritorno, sono partita alla volta di Trapani per prendere il traghetto delle 23.15 per Pantelleria dopo una stupenda doccia fredda. Bella cosa questi traghetti notturni: ti permettono di spostarti risolvendoti nel contempo il problema del pernottamento 😆











