Prima Lampedusa
… le Egadi le lasciamo per ultime
Triscina, 16 luglio
E arriva il momento della partenza, rimandato già di due giorni. Il cuore mi suggerirebbe di rimanere, ma il mio spirito nomade per ora ha ancora il sopravvento. Perché Ignazio è diventato importante, molto importante, ma, ci siamo detti entrambi, questo distacco ci servirà a riflettere su di noi; comunque tra circa un paio di settimane sarò ancora qui e mi fermerò qualche giorno prima di tornare verso Marsala da cui, anche, partono traghetti per Favignana e le Egadi. Gli amici di Ignazio mi hanno invitato a trascorrere qui il ferragosto, un bel bagno di sicilianità 😀, quindi deciderò il da farsi per andare poi a Pantelleria.
Dicevo, un bel bagno di sicilianità 😀 Sotto il lungo porticato della casa di Ignazio ogni sera si organizzano cene, si rimane a parlare e a scherzare fino a tardi. Lunedì abbiamo invitato Angela e Roberto, i due magentini del campeggio di Valderice, poi, accompagnati loro al loro campeggio qui a Triscina, all’una di notte siamo andati a Mazara del vallo, città di cui mi sono innamorata a prima vista già dalla prima volta, nell’autunno del 2019; ieri sera c’è stato il mercato proprio nella strada qui davanti, che si è protratto fino a tarda notte… Insomma: bello, bello, bello 🙂
Ed anche Laila ed Aki, dopo un primo giorno di ringhiate da parte della mia piccola disgraziata, adesso vanno d’amore e d’accordo: ci sono tutte le premesse per un futuro, anche di viaggi, insieme ❤️🐶🐶












Come previsto, anche se un po’ rocambolescamente, riesco ad imbarcarmi per Lampedusa la sera del 17 luglio, prendendo per un pelo il traghetto delle 23.15, grazie ad un gentile avventore di un bar di Porto Empedocle in cui ero entrata a chiedere se ci fosse qualcuno capace di aiutarmi a disincastrare la catena (e che, per tutto ringraziamento. si è pure beccato un morsetto da Laila). Avrei voluto suddividere meglio il centinaio di chilometri da Triscina a Porto Empedocle. ma, tra il sentiero in mezzo ai bricchi suggeritomi dal solito Google maps e la presenza di cani liberi, sono stata costretta a modificare il mio itinerario, allungandolo e soprattutto senza riuscire a trovarvi posti di ristoro. Così decido di salire a Menfi per mangiare qualcosa. Ripercorro la ciclabile lungo la ferrovia dismessa, a me già nota dal cicloviaggio del 2019, ma allora era l’inizio di dicembre e pedalare al sole era un vero piacere; stavolta, invece, c’erano 50° cinquanta e l’unico filo d’ombra trovato negli oltre tre chilometri, per giunta di falsopiano in salita, che mi separavano dal centro di Menfi mi ha fornito un provvidenziale riposo. Sosta ristoratrice in un bar con i tavolini fuori e riparto… per essere presto fermata da un dolorosissimo crampo alla coscia. Inoltre sono saltate per il caldo le saldature delle borse Vaude col rischio di perdita del carico. Insomma, tra cercare una farmacia dove comprare degli integratori che mi salvassero dai crampi e un ferramenta che avesse una buona colla per richiudere le borse, il pomeriggio se ne è andato. A Lido Fiori, praticamente la marina di Menfi, c’è un campeggio e non me lo lascio scappare. Monto tenda ed amaca con l’aiuto di due simpatici fratellini pugliesi, poi finalmente una doccia rigenerante e mi avvio, via spiaggia, ad un vicino ristorante nella luce di uno struggente tramonto. Sorpresa… una volta sistematami per la cena, arriva un uomo che esordisce con un “ci conosciamo”? Ma certo che ci conosciamo, è il mio ex collega Mimmo Alesi che era stato poi anche insegnante di mio figlio Michele; sapevo che veniva dal sud, ma non mi ricordavo fosse siciliano, addirittura di Menfi, poi! Ma guarda che combinazione, davvero il mondo è piccolo!







17 luglio
Insomma, di chilometri utili ieri ne ho fatti ben pochi per cui oggi occorre recuperare se voglio prendere il traghetto delle 23.15 per Lampedusa. Me ne mancano ancora una settantina, ce la dovrei fare anche perché si tratta di una tappa in buona parte dejà vu: stesso percorso del 2019 sempre sulla 115 con qualche variazione sul tema quando proprio non ne posso più di quella strada. Passo per Montallegro e prima di arrivarci per un bel laghetto, rivedo dalla 115 la bella stradina che avrei voluto percorrere allora e non ho potuto perché si stava già facendo tardi… esattamente come oggi, sarà per il ritorno. Da Realmonte e la scala dei turchi ci passo che è già buio, senza fanale davanti perché, nonostante l’avessi caricato prima della partenza, non ha conservato una briciola di energia: è la jattura dei fanalini a ricarica USB, peccato che ormai si trovino solo quelli. Fortunatamente quello posteriore è a batteria e funziona e le ruote sono dotate di un cerchio ad alta visibilità; per vederci io però, devo contare solo sui fari delle auto. Arrivata finalmente a Porto Empedocle mi cade, anzi mi si incastra, la catena. Non posso neppure muovere la bici e sono in una brutta posizione, giusto alla fine di una curva. Come già detto prima, entro a cercare aiuto nel bar di fronte ed ho fortuna: uno degli avventori è un ciclista ed accetta di darmi una mano. Stracoccola Laila e per tutto ringraziamento si becca un morso, per fortuna quasi innocuo e per fortuna lui non se la prende; io riparto piena di sensi di colpa dopo essermi profusa in scuse e, pensa un po’, poco dopo me lo ritrovo accanto in moto per indicarmi la via della biglietteria visto che il tempo sta stringendo: che persona gentile! Sul traghetto piazzo l’amaca sul ponte, ma, sia per ricaricare il telefono, sia perché di notte sul mare fa freddo, mi ci sdraio solo all’alba, quando facciamo scalo a Linosa. A Lampedusa ci arriviamo verso le 10.00; per raggiungere il campeggio passo per la centralissima via Roma, ma mi riservo di visitare la cittadina l’indomani. Adesso le priorità sono trovare il campeggio, l’unico dell’isola, montare la tenda e mangiare qualcosa… e magari farmi un bagno in mare.















Lampedusa. 18 – 21 luglio
Dicevo… raggiungo il campeggio “La roccia” sul quale avevo cercato informazioni in rete e del quale mi ero fatta l’idea di un resort di lusso e mi aspettavo/temevo un salasso. E invece mi ritrovo in un posto bellissimo, una delle poche oasi verdi e con ombra di tutta l’isola che degrada fino al mare su una caletta, cala Greca, stretta fra alte scogliere. I proprietari sono gentili e amichevoli, mi propongono una piazzola tra le più vicine al mare nella quale hanno piantato le tende i ragazzi che lavorano nel camping, Alice e il suo fidanzato (ma perché mi devo sempre dimenticare i nomi delle persone?) più un burbero tedesco che è un po’ il factotum: una sistemazione ideale. Alice, che potrebbe essere mia figlia, si dimostra subito gentile e premurosa, mi offre l’uso del loro frigorifero e una presa di corrente libera, mi tende un filo per stendere i panni, mi presta il detersivo e mi trova il tappo per chiudere lo scarico del lavabo per lavare e risciacquare il bucato: un vero tesoro!
Inaspettatamente il prezzo è il più basso pagato finora, solo 12 euro al giorno, doccia calda illimitata compresa; inoltre offrono un servizio di mezza pensione, colazione e cena, a 35 euro al giorno che, considerando i costi, e i disagi, per mangiare fuori, mi sembra più che conveniente, ma è accessibile solo per una permanenza di almeno quattro giorni. E perché no? avrò il tempo di girarmi bene l’isola, a cominciare, domattina dall’isola dei conigli. La sera dopo cena faccio la conoscenza di Camilla, milanese più o meno mia coetanea, in vacanza qui per qualche giorno, il che fa prevedere un soggiorno piacevole se non fosse che non mi sento tanto bene: ho un principio di cistite e brividi, soprattutto la mattina e la notte che, col caldo che fa qui non aiuta. Comunque, una volta ripresa la posizione verticale, comincio a sentirmi meglio e quindi non sono costretta a cambiare programma per il giorno dopo: isola dei conigli, i cui accessi sono però contingentati, il che significa prenotazione e quindi programmazione, cose alle quali sono decisamente allergica, per cui decido di camminare lungo la scogliera per vederla almeno dall’alto. Di tanto in tanto, qualche cartello raccomanda di non lasciare i sentieri segnati. Sì, ma quali? Si perdono sempre, costringendomi a piccole arrampicate. Si susseguono nell’ordine: Cala Stretta, cala Galera, la Tabaccara e infine l’isola dei conigli. Finora avevo camminato in completa solitudine quando intravvedo una signora scendere lungo il sentiero. Una signora? Tutta una fila di persone, con ombrelloni e borsoni da spiaggia: sono quelli ammessi oggi. Una coppia mi dice che dove mi trovo sono già dentro, di scendere pure. Mi dicono anche che non hanno mai sentito di qualcuno che ci sia arrivato dalla scogliera
Contingentati o no, la spiaggia era piena di gente, qualcuno si è lamentato di Laila, ma perlopiù l’hanno stracoccolata. Ho fatto un bagno stupendo, in un’acqua azzurra cristallina su fondo di sabbia bianca e tanti pesciolini che mi nuotavano intorno. All’uscita dal sentiero “ufficiale” le due ragazzotte di Legambiente che la presidiavano notano Laila e mi chiedono come ho fatto ad introdurla. Rispondo che siamo arrivate dalla scogliera, sono quasi scandalizzate. “Si entra SOLO da qui” mi dicono. Mah, rispondo, io non sono passata da qui e non ho trovato nessun divieto e quando per tutta risposta commentano che l’informazione mi servirà per la prossima volta, rispondo che non ci sarà una prossima volta. Maledetto turismo di massa e maledetta l’ipocrisia di questi ambientalisti da strapazzo che impongono regole e divieti col pretesto di salvaguardare la natura! Che la raccontino giusta, è solo una questione di business; la natura si sarebbe salvaguardata già da sola se avessero lasciato gli accessi a questo angolo di paradiso che lei stessa aveva creato: dalla scogliera o via mare. Allora sì che le visite sarebbero state poche e sostenibili, invece delle centinaia di persone al giorno ammesse che lo possono raggiungere attraverso un comodo sentiero creato a bella posta!
Dedico i successivi tre giorni, anche troppi forse, al resto dell’isola che comunque è piccolina. Prima il centro, poi le altre cale, senza scenderci però: in questo periodo c’è troppa gente. Vengo a sapere che a settembre, mi sembra il 26, Claudio Baglioni terrà qui il suo ultimo concerto prima del da tempo annunciato ritiro dalle scene. Peccato, mi sarebbe piaciuto esserci, ma, se anche fossi ancora in Sicilia, mi costerebbe un botto, quasi 250 euro solo di traghetto!
Vado al porto ad informarmi sugli orari dei traghetti e sulla possibilità di fare una tappa in giornata a Linosa durante il viaggio di ritorno. La possibilità c’è, posso prendere il traghetto delle 11.15, scendere a Linosa alle 13.30 e ripartire per Porto Empedocle alle 23, risolvendo nel contempo il problema del pernottamento e arrivando abbastanza presto da poter percorrere la stradina alternativa alla 115 dei miei sogni. Ok, aggiudicato! Alla biglietteria scopro di essere già conosciuta nell’isola come la signora in bicicletta col cagnolino nel carrello 😊 Già girando per le strade di Lampedusa il mio passaggio è sottolineato da esclamazioni del tipo “che meraviglia” o “guarda il cane” e c’è pure chi mi chiede il permesso di scattare una foto o chi la scatta senza chiedere … insomma, ancora qualche giorno e rischiamo di diventare delle celebrità 😃
































Martedì 29 luglio. Linosa
Stanotte ho dormito nell’amaca perché ho preferito smontare la tenda ieri e non rischiare di perdere il traghetto. Saggia decisione perché all’imbarco ci arrivo sì con anticipo, ma non poi così tanto. Appena sbarcata a Linosa mi accerto che il traghetto delle 23 ci sarà. Sicuramente, mi rispondono e mi raccomandano di arrivare lì un’oretta prima.
Come previsto il pomeriggio basta e avanza per visitare l’isola che ha un piccolissimo borgo e per il resto è selvaggia. Ci sono salite impegnative anche se brevi per forza di cose; riesco ad ottenere di lasciare le borse e la tenda nel ristorante dove cenerò stasera così almeno non mi devo portare inutilmente a spasso il pesante bagaglio. Le attrazioni di Linosa si possono contare sulle dita di una mano: la piscina naturale vicino al faro, scavata dal mare nella scogliera, i faraglioni, il borgo e la spiaggia vulcanica, l’unico facile accesso al mare, che si congiunge con l’approdo dei traghetti. C’è anche il dissalatore che fornisce acqua dolce all’isola (prima la dovevano portare via mare con le cisterne) e, cosa non trascurabile, una doccia pubblica. Girata tutta l’isola in bici, vado a cenare e mi avvio fiduciosa all’imbarco, stavolta col fanalino carico. Nel buio completo non c’è nulla, nemmeno qualcuno che venda i biglietti. Si vede la luce accesa in un vicino locale e mi ci dirigo a chiedere informazioni. Mi dicono che secondo loro il traghetto non si fermerà a Linosa e che comunque i biglietti li vendono in centro: se il traghetto attracca dovrei trovare aperta la biglietteria. Ci vado. Chiusa. Che faccio a quest’ora? Un passante si offre di chiamare un b&b, ma gli dico di lasciar perdere, a quest’ora non ho voglia di disfare tutto per sistemarmi in una camera, preferisco dormire ancora una volta nell’amaca. Trovo una stradina defilata con alberi alla giusta distanza, passo un’oretta buona al “dammuso”, nome delle tipiche case di queste isole che però in questo caso è anche il nome dell’unico bar aperto però fino a tardi e nel quale si può pagare con la carta. Menomale perché sono rimasta senza contanti visto che qui non la accetta quasi nessuno, con la scusa che non c’è copertura. Che la raccontino a qualcun altro, com’è, per esempio, che il ristorante dove ho cenato la linea ce l’aveva mentre il bar, con il quale condivideva l’edificio e persino la toilette, no? Per non parlare dei prezzi, altissimi, di cui fanno le spese quei pochi turisti che ci capitano. L’indomani verrò letteralmente derubata: 23 euro per un’insalatina di tonno e una birra nel locale di ieri sera vicino al “porto”. Il battello passava alle 13.15 e durante la mattinata mi sono goduta la spiaggia vulcanica e la doccia del dissalatore, poi, lasciata la bici in un angolino ombroso vicino all’attracco, sono andata a mangiare la mia carissima insalata. Al ritorno, l’addetto all’attracco mi dice che non avrei potuto lasciare lì la bici e che, se avessi tardato ancora un po’, avrebbe chiamato le forze dell’ordine: per quanto ne sapeva lui, avrei potuto aver piazzato una bomba per far saltare in aria la nave! Addirittura! E perché non hanno messo un avviso ben visibile di limite invalicabile negli orari dei traghetti? Vabbè, comunque mi imbarco e all’arrivo a Porto Empedocle troverò Ignazio ad aspettarmi, finalmente! Mi è proprio mancato tanto, ho l’impressione che i miei progetti futuri cambieranno almeno un po’ 😃❤































